Marco Focchi

COLLOQUI ONLINE

Così giocano con me

16/10/2026

Buongiorno Dott. Focchi,

sono la mamma di un bambino di 10 anni che frequenta la quinta elementare. Da qualche settimana mi accorgo che dal mio portafoglio mancano dei soldi. All'inizio pensavo di aver sbagliato io i conti, poi sono spariti dieci euro che ero sicura di avere. Ne ho parlato con mio marito e abbiamo capito che poteva essere stato solo nostro figlio.
Quando gliel'ho chiesto ha negato con molta sicurezza, ma davanti alla bustina di carte Pokémon vuota che avevo trovato nel suo zaino è scoppiato a piangere e ha ammesso tutto. Con quei soldi comprava carte Pokémon e merendine all'edicola vicino alla scuola, ma non per sé: le regalava ai compagni. Mi ha detto: "Così giocano con me". Giuro stavo quasi per piangere.
Non gli manca niente. Ha la sua paghetta e, quando chiede qualcosa di ragionevole, di solito glielo compriamo. Le maestre non ci hanno mai segnalato problemi, anche se quest'anno, da quando è cambiata la composizione della classe, lo vedo andare a scuola meno volentieri.
Mio marito vorrebbe togliergli la paghetta e il tablet per un mese, perché pensa che rubare, anche in casa, sia una cosa da fermare subito e con decisione. Sono d'accordo che non possa passare sotto silenzio, ma ho l'impressione che il problema non siano i soldi.
Vorrei chiederle: perché un bambino che ha quello che gli serve arriva a prendere dei soldi di nascosto? Una punizione severa servirebbe a farlo smettere o rischierebbe di chiuderlo ancora di più? E come possiamo parlargli dei compagni senza che si senta umiliato?

La ringrazio,
E.

> Gentile signora,

la frase che più mi colpisce nel suo racconto è quella di suo figlio: «Così giocano con me». Forse, più che il denaro, dovremmo guardare al bisogno che lo ha spinto a prenderlo: trovare un posto nel gruppo, sentirsi accettato dai compagni, ottenere attraverso i regali ciò che teme di non riuscire a ottenere altrimenti.

A dieci anni, essere riconosciuti dai propri coetanei può diventare molto importante. Un bambino può avere tutto ciò di cui ha bisogno in famiglia e sentire comunque una mancanza che nessun oggetto può colmare. Il cambiamento nella composizione della classe e la sua minore voglia di andare a scuola sono elementi da non trascurare, anche se non bastano a concludere che sia escluso.

Naturalmente, prendere denaro di nascosto non è accettabile e suo figlio deve assumersene la responsabilità. Ma una punizione come togliere paghetta e tablet per un mese insiste sugli oggetti, proprio ciò con cui suo figlio ha cercato di conquistare l’attenzione dei suoi compagni, senza affrontare ciò che l'ha motivata. Occorre mostrargli che l’attenzione, la stima l’amore degli altri non sei ottiene con un baratto. È importante porre un limite chiaro, concordare con lui come restituire i soldi e, nello stesso tempo, evitare che si senta definito dal suo errore.

Proverei a parlargli dei compagni senza interrogarlo né umiliarlo, con domande aperte: «Come ti trovi quest'anno in classe?», «Con chi ti piace stare durante l'intervallo?». Potrebbe essere utile anche confrontarsi con le maestre per capire come sta vivendo le relazioni nel gruppo.

Il compito dei genitori è certamente impedire che il gesto si ripeta, ma anche aiutarlo a trovare altri modi per costruire legami, senza sentire di dover pagare per essere accettato. La domanda da porsi, dunque, non è soltanto come fare perché non rubi più, ma che cosa lo abbia portato a credere di dover comprare la compagnia degli altri.

Un cordiale saluto.
Marco Focchi

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