Anche in una famiglia che ha funzionato sufficientemente bene fino a un certo punto può succedere che esploda improvvisamente, o faccia capolino in modo insinuante, un problema significativo di un figlio. Si può trattare di difficoltà scolastiche che bloccano il percorso di studi, di comportamenti trasgressivi di vario tipo, di disturbi alimentari, di vissuti ansiosi o depressivi.
In questi casi, le possibilità di intervento sono diverse, e devono essere valutate con attenzione per offrire il trattamento più efficace in base a criteri specifici; è importante considerare chi è motivato (o motivabile) a fare un percorso terapeutico, capire le caratteristiche della famiglia e dei singoli, individuare il tipo di problema. Si può seguire la famiglia nel suo insieme, oppure la coppia di genitori mentre contestualmente il figlio intraprende un suo personale percorso terapeutico. Anche se il problema "è del figlio", per avere risultati significativi e stabili è necessario promuovere dei cambiamenti nelle dinamiche familiari. Capita anche che il figlio neghi il disagio e si rifiuti di andare dallo psicologo, oppure che ci vada una volta per accontentare i genitori, ribadendo, al ritorno a casa, che non serve a nulla. In realtà, questo comportamento può voler dire ai genitori "occupatevi voi di me".
Lavorare con i genitori ripercorrendo il loro ruolo affettivo ed educativo produce effetti, talvolta significativi e sorprendenti, anche sul figlio. Un bambino, un adolescente e perfino un giovane adulto che vive ancora in famiglia, seppur proiettato all'esterno attraverso la scuola, gli amici e i social network, ha bisogno di una struttura familiare che ne sostenga e ne promuova la crescita e l'autonomia. La spinta a stare bene, propria della giovane età, fa sì che ci sia una risposta positiva ai cambiamenti che si riesce a promuovere all'interno della famiglia.