Daniele mi chiede un appuntamento. Anche se è giovanissimo, non ha ancora compiuto16 anni, è lui stesso che mi telefona.
Quando lo vedo, mi dice che ha una zia psicologa e che è stata lei a suggerirgli di prendere contatto con me. Si presenta come un ragazzo intelligente, più maturo della sua età, con un eloquio brillante e un linguaggio ricco ed espressivo, anche se finora a scuola se la cava per il rotto della cuffia. Mi racconta che già da qualche anno non è sicuro di essere eterosessuale, ma neppure di essere omosessuale; si sente attratto sia dalle ragazze sia dai ragazzi, anche se la sua prima esperienza sessuale è avvenuta qualche mese prima con un compagno di scuola più grande di lui di un paio di anni. Nelle ultime settimane "si è messo" con una ragazza che ha conosciuto in palestra, che lo attrae e lo intimidisce allo stesso tempo. La sua confusione rispetto alla propria identità sessuale è salita alle stelle.
Iniziamo un percorso terapeutico che durerà quasi tre anni, durante i quali seguo Daniele nelle sue esperienze di vita e, parallelamente, lavoro con lui sulle tematiche profonde che lo interrogano. Emergono anche importanti ricordi, che fanno pensare a una scelta sessuale già avvenuta tempo addietro, ma non ancora accettata e, soprattutto, non ancora accettabile. Capisco che non posso forzare, ma solo aiutare Daniele a prepararsi alla sua vita affettiva futura.
Dopo due anni dal nostro ultimo incontro, Daniele mi telefona per fissare un incontro. Mi ha cercato per raccontarmi che tra pochi giorni andrà a vivere con Matteo, un ragazzo conosciuto durante l'Erasmus l'anno precedente. Sta frequentando l'università con ottimi risultati e occasionalmente già lavora nel campo che ha scelto.
Matteo non ha più dubbi su quello che è e su quello che desidera. L'essere venuto a comunicarmelo ha il significato di validazione della sua consapevolezza, oltre quello di fissare un punto fermo all'interrogativo con il quale si era presentato qualche anno prima.